Telefono anni 60: ad Alba la chiamata spaziale

La prima telefonata via satellite tra Oregon e Alba
Il sindaco di Medford anni 60 John Snider al telefono
John Snider (foto dal sito Medford-Alba Connection)

«Sono il sindaco di Alba, vi prego di parlare più forte perché non si sente eccessivamente bene». Furono le parole che Osvaldo Cagnasso, 60 anni, primo cittadino di Alba, pronunciò al telefono il 26 luglio 1962. Era l’inizio di quella che fu definita la prima “telefonata spaziale” di un sindaco italiano con un suo collega Oltreoceano.

Dall’altro capo della linea c’era John Snider, 45 anni, sindaco dal 1956 di Medford, piccolo centro dell’Oregon. Solo un’altra chiamata via Telstar in quell’inizio di anni 60 collegò lo Stivale con l’altra sponda dell’Atlantico: quella tra il rettore dell’Università di Roma, Giuseppe Ugo Papi, e quello dell’Università di Boston, Harold C. Case. Se la prima chiamata durò quasi 12 minuti, quella dall’abitazione di via Plinio 7 nella Capitale non andò oltre i due minuti.

Quel giorno furono 146 le persone tra Europa e America del nord che – per la prima volta nella storia – si parlarono via satellite. Si trattava di sindaci di 21 collegamenti con città europee e rettori. New York telefonò a Berlino Ovest, Pittsburgh in Pennsylvania a Bilbao. Per l’Italia la scelta dell’Usis cadde su Alba e sul sindaco Cagnasso, parlamentare dc nella prima legislatura ed ex partigiano.

Il telefono del futuro per la “povera” Alba

«Forse la richiesta di entrare in contatto con noi attraverso il satellite è venuta dalla nostra “gemella” americana, la città di Medford», si interrogava Cagnasso (l’evento in realtà fu promosso dall’associazione americana “People to people”). Gemella, poi, forse solo per numero di abitanti. Alba aveva 22 mila abitanti sì quasi come Medford, ma i 24 mila gemelli americani erano sulla costa del Pacifico, in una pianura fertile, circondata da piccoli boschi e piccole colline. «Alba, invece – scriveva Giampaolo Pansa allora 27enne e inviato dalla Stampa – è al centro di una delle zone più misere del Piemonte: le Langhe».

Oggi pensare ad Alba come misera può lasciar sorpresi, ma nel 1962 era così che la descriveva un piemontese doc, l’alessandrino Pansa. La cittadina fu pervasa da un’atmosfera spaziale. Il sindaco raccontava della vecchietta che lo apostrofava per il coraggio di andar fin sulla Luna. O altri cittadini che temevano spese ulteriori per le casse comunali o l’aumento delle bollette telefoniche. Tutte circostanze gustose che emergono frugando nell’archivio storico della Stampa.

Un domani di cordiale e pacifica convivenza tra i popoli

La copertina di Epoca del 29 luglio 1962 dedicata a Telstar.
La copertina di Epoca del 29 luglio 1962 dedicata a Telstar.

Medford era gemellata dal 1959 con la cittadina cuneese. I due sindaci che si conoscevano solo per lettera e foto. Parecchi americani avevano visitato le Langhe, non altrettanto gli albesi avevano fatto con l’Oregon. A mettere in contatto Piemonte e Stati Uniti, quel 26 luglio, fu l’innovazione tecnologica che non si esitò a definire storica. Si trattava del Telstar 1, il satellite sviluppato dai Bell Labs del Bell System e lanciato da Cape Canaveral l’11 luglio 1962. Un’invenzione che, a inizio anni 60, prometteva di scaraventare nel futuro – e un futuro di pace – il mondo intero. Nei manifesti che annunciavano l’evento si leggeva: «Alba si augura che quest’ultimo sorprendente traguardo scientifico possa segnare un’alba nuova nella cordiale e pacifica convivenza di tutti i popoli».

Altoparlanti per la “conversazione telespaziale”

La prima pagina della Stampa del 18 luglio 1962 dedicata a imprese aerospaziali e telefonate via satellite.
Un’emblematica prima pagina della Stampa (18 luglio 1962) monopolizzata dalla tecnologia aerospazialie nella quale si annuncia la prima telefonata via satellite tra Usa e Alba.

L’evento fu accompagnato dalla banda cittadina Ars et Labor, diretta dal maestro Matta. Nel repertorio non poteva mancare l’inno americano. Il centro delle Langhe fu cosparso di tricolori e bandiere dell’Oregon. Fu preparata una targa da murare sul palazzo comunale. Furono impiantati altoparlanti per le vie per consentire a tutti di ascoltare l’eccezionale “conversazione telespaziale”. Ma purtroppo i tentativi di prendere la linea – come raccontò Pansa – non furono baciati subito dal successo.

«Il caldo – scrisse il cronista – rende pigri anche i satelliti. La “telefonata spaziale” da Medford, prevista per le 0,15, è giunta con più di mezz’ora di ritardo dopo decine di chiamate di prova e di preavviso che hanno tenuto in allarme per tutta la sera i tecnici della Stipel. C’è stato perfino uno squillo di tromba fuori tempo, che ha dato al foltissimo pubblico raccolto sulla piazza la sensazione errata che il momento fosse giunto. Alla fine il sospirato contatto è stato stabilito».

Pare che in piazza Risorgimento ci fossero cinquemila persone ad ascoltare in religioso silenzio. Nella sala consiliare a Medford una sessantina. L’inviato di Medford ad assistere all’evento ad Alba mancò l’appuntamento. Douglas Smith, campione dell’Oregon di salto in lungo, si era infatti fermato a Mantova dove – racconta La Stampa del 21 agosto 1962 – avrebbe conosciuto una ragazza con la quale si era fidanzato. Quello italiano invece, Pino Dutto, arrivò a Medford cinque giorni dopo la storica telefonata.

Ecco il filmato su British Pathé del fatidico evento in Italia: le immagini originali sono quelle della Settimana Incom del 1 agosto 1962 conservata dall’Istituto Luce (video originale).

Un passo nella storia, verso una Terra connessa

Tutto era stato preparato con cura. A far da interprete la professoressa di inglese Sandra Giglio (che anni dopo sarebbe divenuta la moglie di Cagnasso). La telefonata sarebbe dovuta partire da Medford, 10 mila chilometri da Alba, diretta ad Andover nel Maine. Da qui sarebbe stata rilanciata al Telstar 1, che l’avrebbe ripetuta e trasmessa fino Pleumeur – Boudou e da qui a Lannion, sempre in Francia. Quindi la voce del mayor Snider sarebbe arrivata, attraverso le normali linee telefoniche della Stipel, fino al municipio di Alba. Cagnasso siede sotto la luce di riflettori di televisione e cinegiornali. Decine i tentativi andati a vuoto. Poi a mezzanotte e 48, presenti autorità civili e religiose (c’era pur l’ultraottantenne vescovo Carlo Stoppa), inizia la conversazione.

“As the world becomes smaller, my dear friend Osvaldo, let us hope our friendship may become even greater,” disse Snider.

Ecco l’audio, registrato a Medford, tra il sindaco Snider e Cagnasso il 26 luglio 2016 (l’mp3 è all’indirizzo http://www.medford-alba.org/telstar-anniversary).

 

E Osvaldo Cagnasso, prima voce italiana a passare ufficialmente per le frequenze di Telstar 1, pronunciò una frase che è una sorta di ritornello, non solo degli anni 60 e il futuro. È l’indice emblematico di cosa si aspettassero in quegli anni 60 dal binomio telefono e Spazio e più i generale dal fatto che il mondo sarebbe stato collegato da reti planetarie di comunicazione.

«La mia città – disse Cagnasso – è lieta ed orgogliosa di essere stata prescelta per questo meraviglioso esperimento, frutto di studi iniziati da Guglielmo Marconi ed oggi completati dagli scienziati del vostro grande Paese. Questa notte il “Telstar” avvicina le nostre due città, forse l’inizio di una nuova era che cancellerà confini e vedrà tutti gli uomini della Terra vivere uniti, come in un unico grande Paese». Infine, una chiusura piena di grazie agli Stati Uniti per il contributo alla Liberazione. Anch’essa perfettamente coerente con l’Italia del Dopoguerra che guardava al futuro.

Cinquant’anni dopo: i sindaci si parlano via Skype

I due telefoni usati per la telefonata cosmica – dello stesso tono di verde – furono portati poi nel Municipio di Alba. Ma, cinquant’anni dopo, per le celebrazioni per il primo collegamento telefonico intercontinentale attraverso un satellite i due sindaci si sono parlati via Skype. Il futuro, frattanto, ha realizzato quel che sognarono negli anni 60. Ma seguendo una via inattesa. Le parole del sindaco di Alba del 2012 Maurizio Marello al suo omologo di Medford del ventunesimo secolo, Gary Wheeler, suonano emblematiche anche rispetto al sogno di una “Terra unita”.

«La crisi economica che tormenta, sia pure in misure differenti, un po’ tutto il mondo – disse Marello il 26 luglio 2012 – non sembra certo favorire l’apertura dei popoli a intensificati rapporti tra loro. Crescono purtroppo le tentazioni egoistiche, isolazioniste e nazionalistiche, gli istinti ad occuparsi solo di se stessi, le pulsioni a chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà degli altri. Penso che sia invece il momento di capire che siamo tutti coinvolti in una realtà globale che non consente più di ignorare che possiamo salvarci e progredire soltanto tutti assieme. Queste riflessioni, credo, devono essere tanto più valide per nazioni legate da valori forti condivisi e da rapporti plurisecolari di fraternità, come è il caso degli Usa e dell’Italia».

Questo post appartiene a una sorta di taccuino aperto e in progredire di storie ulteriori rispetto al libro “Il futuro è sempre esistito”, ma che a esso in qualche modo rimandano. Non si tratta di un estratto.

Edoardo Poeta

Edoardo Poeta è giornalista dal 1989. Ha lavorato per Il Messaggero, Corriere dell’Umbria e uffici stampa. Tra i fondatori di 2L Italia, prima rivista italiana in/su Second Life, scrive di nuove tecnologie e comunicazione digitale. Laureato in Giurisprudenza, si è perfezionato in Scienze della comunicazione a La Sapienza. È tra gli autori di “Cittadinanzadigitale” (a cura di Luisanna Fiorini, 2009, Edizioni Junior). Nel 2014 ha pubblicato come ebook, sempre per Falsopiano, la prima edizione de “Il futuro è sempre esistito” (2018).