La Singoletta del 1962: com’era fatta e chi la ideò

La Singoletta nel dettaglio disegnata da Disperaga per la Domenica del Corriere
Disegno di Disperaga (Domenica del Corriere, 16 dicembre 1962, pag. 7)

“In città gireremo così?”. È il titolo della didascalia della quarta di copertina della Domenica del Corriere n. 50 del 16 dicembre 1962 nella quale l’illustratore Walter Molino disegnò la Singoletta, un veicolo monoposto a metà strada tra un Segway e una Smart. Una copertina nella quale tweet e post sui social nei giorni scorsi hanno visto una strabiliante profezia della vita all’epoca del coronavirus.

Ovviamente non è così (basta leggere il post La Singoletta, la nonna del Segway del 16 febbraio 2014 per chiarirlo, come hanno già fatto numerosi debunker). Ma l’idea di un mezzo a un solo posto da guidare in piedi appoggiati a un sellino da tramviere è a dir poco lungimirante. Non si tratta infatti soltanto di un’immaginifica illustrazione di Molino, bensì di una proposta concreta datata 1962. Nella sua versione ideale la Singoletta avrebbe dovuto essere spinta da un motore elettrico azionato da accumulatori. Un’idea esplicitamente formulata per non contribuire all’inquinamento. Ne fu prevista pure una versione con motore da 125cc. Sembra un’invenzione di oggi, attenta alla mobilità sostenibile, ma risale a quasi 60 anni fa, quando – e questo non deve sorprenderci – pensare a un veicolo elettrico era tutt’altro che fantascienza (e qui perché).

I punti di forza della Singoletta furono presentati così:

“Una velocità non superiore a quaranta chilometri l’ora. Un minimo di protezione dalle intemperie. Un minimo di ingombro. Un minimo di consumo. Un minimo di costo”.

L’idea della Singoletta fu di un celebre inviato

La quarta di copertina della Domenica del Corriere del 16 dicembre 1962
La quarta di copertina di Walter Molino (Domenica del Corriere, 16 dicembre 1962).

La Singoletta fu disegnata nello stesso numero della Domenica del Corriere oltre che da Walter Molino anche da un altro gigante dell’illustrazione: Disperaga, vale a dire Giorgio De Gaspari. Ma chi fu l’autore di questa proposta-previsione, visto che pure Molino si limitò solo a dipingerla in azione? Cosa sappiamo di questo mezzo del futuro? A rivelarlo è lo stesso settimanale alle pagine 6, 7 e 36 sulle quali appare il servizio Per risolvere il problema del traffico Proponiamo la “singoletta” firmato da Cesare Armano.

Un nome poco noto, quest’ultimo. Di certo un esperto di problemi di traffico visto che nel febbraio del 1958 aveva scritto per la rivista d’informazione e di tecnica della Pirelli il servizio La malaria delle città sui risultati degli studi sulla tossicità dell’aria nelle metropoli (preoccupazione che non è dunque solo contemporanea).Ma Cesare Armano, in realtà, era lo pseudonimo di un grande giornalista, come permette di scoprire l’Annuario della stampa italiana del 1959. Si trattava infatti di Franco Bandini, classe 1921, celebre inviato che lavorò per il Corriere della Sera, per l’Europeo e per altri prestigiosi giornali, spesso affiancato alle grandi firme del ‘900: Luigi Barzini, Domenico Bartoli e Dino Buzzati. Bandini scrisse molto e di tutto: storia, intelligence, cronaca, la fucilazione di Mussolini e, nel 1953, perfino un romanzo di fantascienza, I pirati dello Spazio. Tre uomini su Marte. Giornalista serissimo, dedicò un’indagine agli ufo, occupandosi nel saggio Il Mistero dei Dischi volanti (1972) sia dei falsi avvistamenti che degli studi scientifici .

Tutti sulla “mono uomo” per occupare meno strada

La copertina principale della Domenica del Corriere del 16 dicembre 1962
Copertina della Domenica del Corriere del 16 dicembre 1962.

Quella della Singoletta – o, altro nome che gli diede Bandini, della vetturetta “mono uomo” – non fu una visione di chi aveva profetizzato che avremmo avuto bisogno di monopattini “protetti”. Era invece una proposta per combattere gli imbottigliamenti del traffico e l’inquinamento. Lo spunto al servizio era stato dato da una vicenda raccontata in copertina dalla Domenica del Corriere. George A. Compton, immobilizzato in auto da un ingorgo stradale a New York, era uscito dalla vettura e, toltosi le scarpe, si era messo a risalire l’immobile fiume di auto balzando di macchina in macchina (vedi La Singoletta, la nonna del Segway del 2014).

Ma una soluzione secondo Bandini a queste situazioni, senza arrivare a certi estremi, c’era ed era la Singoletta.

“Quando via Manzoni, a Milano, o via Nazionale, a Roma, appaiono stipate di automobili – scriveva – se vi mettete a contarle, non risultano mai più di una quarantina, ed a bordo non vi si trovano più di cinquanta persone. Se le stesse cinquanta persone viaggiassero su piccole vetturette speciali, la strada apparirebbe sgombra o quasi. In altri termini una vetturetta ben studiata consentirebbe un traffico dieci volte maggiore”.

Prezzo e caratteristiche della Singoletta

La Singoletta sarebbe dovuta costare non più di centomila lire. All’epoca lo stipendio medio mensile era di circa 60 mila lire, mentre una Fiat 500 nel 1960 era venduta a 395 mila lire. Il veicolo monoposto – che non si escludeva potesse ospitare due persone – avrebbe dovuto avere quattro ruote da 30 centimetri di diametro, fissate a un telaio con i mozzi distanti tra loro una quarantina di centimetri, piccoli fari, lo sterzo a manubrio, un sedile da tramviere, un acceleratore, un freno, una frizione, una copertura e uno sportellino. La carrozzeria sarebbe stata in lamiera e la vetturetta avrebbe avuto anche sospensioni (oltre a batteria o serbatoio, a seconda del tipo di alimentazione). Grazie alle dimensioni ridotte del veicolo avrebbero trovato posto 100 “singolette” nello spazio di sosta lungo un marciapiede occupato di norma da 10 auto.

Viaggiare in piedi sull’Autoped

“Quando si tratta di viaggiare per quattro minuti, o anche venti, lo stare a sedere è inutile. Come ben sanno milioni di persone che sono costrette a viaggiare in tram quattro volte al giorno e sempre in piedi” scriveva la Domenica del Corriere del 1962.

La Singoletta era un mezzo pensato dunque per muoversi in piedi, ribaltando l’idea di sviluppo in orizzontale delle auto, che avrebbero dovuto essere destinate pertanto ai soli viaggi fuori città. Eppure l’idea di spostarsi nel traffico in piedi non solo è alla base della Singoletta e dei moderni monopattini elettrici. Fu una soluzione pensata quasi cinquant’anni prima della vetturetta di Bandini, Molino e De Gaspari. E per di più alla portata delle signore di inizio secolo.

Quello nella foto è infatti uno dei primi scooter guidati da una donna. Si chiamava Autoped ed è stato prodotto a Long Island City, negli Stati Uniti, tra il 1915 e il 1921. Funzionava un po’ come il Segway: si spingeva avanti il manubrio per innestare la frizione, si tirava indietro per toglierla e frenare. Una leva permetteva di controllare l’acceleratore. Aveva un motore da 155 cc a quattro tempi. Ne esisteva anche una versione elettrificata con il motore sulla ruota anteriore.

Edoardo Poeta

Edoardo Poeta è giornalista dal 1989. Ha lavorato per Il Messaggero, Corriere dell’Umbria e uffici stampa. Tra i fondatori di 2L Italia, prima rivista italiana in/su Second Life, scrive di nuove tecnologie e comunicazione digitale. Laureato in Giurisprudenza, si è perfezionato in Scienze della comunicazione a La Sapienza. È tra gli autori di “Cittadinanzadigitale” (a cura di Luisanna Fiorini, 2009, Edizioni Junior). Nel 2014 ha pubblicato come ebook, per Falsopiano, la prima edizione de “Il futuro è sempre esistito”. Nel 2018 è uscita la prima edizione cartacea e ampliata de "Il futuro è sempre esistito" . Nel 2020 la seconda e ultima edizione disponibile anche in ebook (Edizioni Incontri).