Che ci fa l’Europeo in Odissea nello Spazio?

Una sequenza di 2001: Odissea nello Spazio con visibile una copia de l'Europeo

Cosa ci fa L’Europeo, settimanale italiano fondato nel 1945 da Arrigo Debenedetti, sulla stazione spaziale di 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick? Una previsione sull’avvenire del giornale che, per un singolare destino, cessò le pubblicazioni nel 1995 e le ricominciò proprio nel 2001? La scena nella quale appare, documentata da una foto, però è stata poi tagliata dal regista. Dopo la prima a New York del 1968 Kubrick, infatti, decise di eliminare 17 minuti dal film. Tra questi anche la sequenza con la copertina dell’Europeo in bella vista. E la vicenda diventa così un piccolo mistero. Perché compare una testata italiana in un contesto che mostrava marchi statunitensi e russi. Perché non Life, il magazine americano cantore delle imprese spaziali, o la russa Pravda?

2001: Odissea nello Spazio, la Eartlight room

L’Europeo invece spuntava, anzi giganteggiava, dalla borsa di un’hostess dell’Aeroflot, compagnia di volo dell’Unione sovietica. Le riprese si svolsero tra il 29 dicembre 1965 e il 7 luglio 1966. In quell’epoca la Russia, anzi l’Urss, era il “nemico” del blocco occidentale, al quale invece apparteneva l’Italia. Era pertanto singolare abbinare il nostro Paese con la Russia del futuro (sebbene il Pci sia stato uno dei più forti partiti comunisti d’Occidente). Il pianeta, nel futuro immaginato da Clarke e Kubrick, era ancora sotto la minaccia nucleare, ma in equilibrio. E all’interno della stazione orbitante potevano incontrarsi e dialogare diverse nazionalità, in un’ambientazione nella quale le tecnologie della comunicazione sono mostrate al massimo livello di sviluppo allora immaginabile.

La copertina dell’Europeo del 2001

La copertina dell'immaginario l'Europeo del 2001 in Odissea nello SpazioL’hostess dell’Aeroflot nella foto di scena è seduta, assieme ai colleghi, in uno degli spazi ricreativi della stazione spaziale. Sulla copertina dell’Europeo di quel 2001 appare sotto la testata anni ’60 una sorta di flashforward del film. Vi è disegnato un astronauta o un pilota, che pare esser risucchiato da una qualche forza, forse nello Spazio o da un buco nero. La donna tiene in mano anche un altro giornale, ma non si riesce a identificarlo. Nella scena poi proiettata nelle sale –  in  una diversa inquadratura – la borsa dell’Aeroflot appare però chiusa e senza alcuna rivista. Si intravede però il titolo della pagina letta dall’hostess. I caratteri, pur se poco leggibili, non sono cirillici, ma appartengono all’alfabeto latino. Sulla seconda riga il testo sembrerebbe essere “si presenta”. Ma qui la suggestione può giocare brutti scherzi. E conviene limitarsi agli interrogativi più plausibili.

Un inserimento promozionale

Il principale è perché l’Europeo compare e scompare dal set di 2001: Odissea nello Spazio? Si possono fare diverse ipotesi. Ma tutte non sono una risposta. Nel 2013 uno dei maggiori esperti italiani del film di Kubrick, il bolognese Simone Odino, aveva dato notizia di ricerche. Non se ne conosce, per ora, l’esito. L’Europeo, tra l’altro, dopo la ripresa delle pubblicazioni nel 2001 ha chiuso definitivamente i battenti nel 2013. E non è facile, anche per questo, ricostruire la vicenda.

Negli archivi del giornale, edito tra il 1965 e il 1966 (ma anche nel 1968, data di uscita del film), da Angelo Rizzoli senior potrebbero nascondersi infatti gli scambi epistolari con la produzione per spiegare quello che sembra con ogni probabilità un product placement. L’Europeo registrò un’esplosione delle vendite proprio sotto la direzione di Tommaso Giglio, succeduto a Giorgio Fattori, nel maggio 1966. Vale a dire qualche mese prima della conclusione delle riprese del film. Che potesse essere  parte di una strategia promozionale, realizzatasi poi anche per altre vie, quella di piazzare la copia fittizia nel film? E magari è poi accaduto qualcosa tra la casa editrice e la produzione di “Odissea” che ha fato saltare tutto? Perché, insomma, è stata tagliata la sequenza con la rivista in bella mostra se c’erano accordi per una sponsorizzazione?

Nel 1966 l’Europeo era in crisi

L’Europeo nel 1966 era in crisi buia. Al punto di rischiare la chiusura o l’abbinamento a Oggi come supplemento. Era sceso a circa 60 mila copie e la scelta da parte di Rizzoli di Tommaso Giglio come direttore fu un tentativo di rilancio. “Angelo Rizzoli – ha raccontato il giornalista Enzo Magri  –  si stanca di tenere in vita il giornale che se da un lato considera il suo fiore all’occhiello, dall’altro, unico tra i suoi settimanali, consuma milioni anziché portarne nelle sue casse”. E quindi prova un’ultima carta. È sensato pensare, in questa situazione, che Angelo Rizzoli senior – lui stesso produttore cinematografico – tentasse un inserimento promozionale in una pellicola in produzione all’estero? Ancora una volta le risposte potrebbero essere negli archivi, magari in quelli di Angelo Rizzoli o in quelli della produzione di “2001: Odissea nello Spazio”.

La ricerca resta aperta

L'Europeo del 1966 dedicato a GeminiFrederick Ordway, uno dei consulenti in materia di spazio ingaggiati da Kubrick su consiglio di Arthur C. Clarke, aveva convinto dozzine di aziende a partecipare alla produzione. Per IBM, Honeywell, Boeing, General Dynamics, Grumman, Bell Telephone e General Electric il ritorno di immagine sarebbe stato assicurato. Alcune di esse misero a disposizione tecnologie che compaiono nel film (una per tutte il picturephone, il videofono, di Bell Telephone). Nella stessa scenografia nella quale era inserito l’Europeo, oltre alla compagnia telefonica e Aeroflot, si vede l’insegna della Howard Johnson’s, catena di ristoranti americana degli anni 60. Ma cosa ci faceva l’Europeo in mezzo a queste aziende?

L’Europeo – al pari degli altri periodici italiani dell’epoca – non disdegnava di mettere lo Spazio in copertina. Ad esempio, negli anni delle riprese e dell’ormai imminente approdo dell’Uomo sulla Luna, il numero 25 del 1965 è dedicato alla “favolosa passeggiata di White nello Spazio”. Oppure nel 1966 in copertina c’è “Appuntamento per la Luna”. In ogni questa inclinazione al raccontare avventura spaziali non poteva essere sufficiente a candidare il settimanale come la rivista che nel 2001 sarebbe stata sfogliata nella stazione spaziale . La caccia è aperta. E ogni contributo benvenuto (via Facebook: @futuroesistito).

Questo post appartiene a una sorta di taccuino aperto e in progredire di storie ulteriori rispetto al libro “Il futuro è sempre esistito”, ma che a esso in qualche modo rimandano. Non si tratta di un estratto.

Edoardo Poeta

Edoardo Poeta è giornalista dal 1989. Ha lavorato per Il Messaggero, Corriere dell’Umbria e uffici stampa. Tra i fondatori di 2L Italia, prima rivista italiana in/su Second Life, scrive di nuove tecnologie e comunicazione digitale. Laureato in Giurisprudenza, si è perfezionato in Scienze della comunicazione a La Sapienza. È tra gli autori di “Cittadinanzadigitale” (a cura di Luisanna Fiorini, 2009, Edizioni Junior). Nel 2014 ha pubblicato come ebook, sempre per Falsopiano, la prima edizione de “Il futuro è sempre esistito” (2018).