Il drone? Annunciato più di 90 anni fa

L'aereo radiocomandato dotato di telecamere pubblicato da The Experimenter nel 1924

La copertina di The Experimenter del novembre 1924Il drone con telecamera? Immaginato nel 1924. Eccolo in una didascalia: «L’aereo radiotelevisivo senza alcun essere umano a bordo, i cui movimenti sono interamente controllati via radio da terra. L’aeroplano ha “occhi” che guardano in sei direzioni contemporaneamente. A miglia di distanza l’operatore a terra può vedere cosa sta accadendo attorno all’aereo, molto meglio di quanto un aviatore possa fare addirittura anche se seduto nell’abitacolo». L’illustrazione alla quale si riferisce? È apparsa sulla rivista americana The Experimenter nel n. 4 del novembre di 94 anni fa.

L’articolo porta la firma di Hugo Gernsback, giornalista, scrittore, editore e uno dei padri della science fiction. Ma le sue affermazioni non sono fantascienza. Si riferiscono a esperimenti già svolti. Quanto meno con l’utilizzo della radio, di cui Gernsback fu cantore circa le mirabolanti potenzialità di proiettare l’umanità nel futuro. Un oggetto – come il telefono negli anni successivi – spesso associato all’avvicinamento tra persone lontane, alla pace e alla comprensione dei popoli (come raccontato da “Il futuro è sempre esistito”). Ma qui usato per la guerra.

«Un aereo radiocomandato – raccontava Gernsback – è già stato provato dai governi francese e americano e ha volato per un lungo periodo senza nessuno a bordo» dava notizia ai lettori. Altri stati avrebbero sperimentato l’oggetto volante, che nessuno ovviamente chiamava drone. Si ha notizia nel 1917 del RAF Aerial Target. Fu utilizzato dall’aeronautica inglese contro i dirigibile tedeschi Zeppelin. Né mancarono in quegli anni altri esperimenti di velivoli senza pilota.

Sei “occhi elettrici”

La tecnologia, secondo Gernsback, era ormai consolidata già nel 1924. Aveva un solo difetto: il pilota a terra non poteva avere una visuale adeguata per volare in sicurezza. Il velivolo si sarebbe potuto schiantare addosso a qualche montagna. La soluzione però c’era per questo immaginato bisnonno del drone. Dopo che a Washington – in quel 1924 – Gernsback aveva visto in anteprima gli esperimenti sulla televisione di C. Francis Jenkins (dei quali aveva già chiesto il brevetto nel 1922) si era fatto venire un’idea.

Quell’idea è tutta nell’illustrazione a pagina 23 di The Experimenter. «Qui – scrive Gernsback – abbiamo un aeroplano radiocomandato equipaggiato con un numero di obiettivi che raccolgono luce da sei direzioni diverse, vale a dire nord, sud, est, ovest, alto e basso. Gli impulsi vengono inviati all’operatore a terra, che ha di fronte a sé sei schermi televisivi etichettati “Nord”, “Sud”. “Est”, “Ovest”, “Su” e “Giù”. Ogni schermata corrisponde a uno degli occhi elettrici fissato saldamente al corpo dell’aeroplano, come mostrato nell’illustrazione».

La Ground control station secondo The Experimenter

Droni: guerra e pace

L’aereo di Gernsback si potrebbe definire un’aeromobile a pilotaggio remoto (ARM), nome tecnico per dire drone. La base a terra rappresentata nel disegno somiglia pure alle Ground control station, le stazioni di comando di oggi. Gernsback ne immaginava l’uso per bombardamenti sincronizzati.  Droni militari appunto. «Possono essere usati per attaccare il nemico se necessario. Possono essere utilizzati per inseguirlo, per scattare fotografie aeree e per qualsiasi altra operazione militare o di pace, proprio come un aereo di oggi pilotato da un aviatore». E se l’avversario ha anch’esso dei droni? La battaglia aerea si sarebbe trasformata in una partita a scacchi, senza spargimento di sangue.

Una mostruosa macchina da guerra quella immaginata dal padre della science fiction? Non proprio. Le previsioni su un suo uso pacifico sono scritte al termine dell’articolo di The Experimenter e i vantaggi appaiono “illimitati” agli occhi di Gernsback. «In futuro sarà possibile spedire aerei postali da un capo all’altro del paese senza un essere umano a bordo». Un sistema di trasporto sicuro, sorvegliato e – volendo – armato di pistola. Droni per il recapito della corrispondenza ai quali sta pensando Amazon. Droni che – a fini pacifici e umanitari – a Pontedera ha avuto dal 21 ottobre un nuovo straordinario utilizzo al quale la pur fervida immaginazione di Gernsback non aveva potuto pensare. Ma al quale hanno pensato i progettisti della Abzero, spin off della Scuola Sant’Anna di Pisa: il trasporto di organi e sangue.

L'illustrazione completa sul Television Plane in The Experimenter del novembre 1924

Edoardo Poeta

Edoardo Poeta è giornalista dal 1989. Ha lavorato per Il Messaggero, Corriere dell’Umbria e uffici stampa. Tra i fondatori di 2L Italia, prima rivista italiana in/su Second Life, scrive di nuove tecnologie e comunicazione digitale. Laureato in Giurisprudenza, si è perfezionato in Scienze della comunicazione a La Sapienza. È tra gli autori di “Cittadinanzadigitale” (a cura di Luisanna Fiorini, 2009, Edizioni Junior). Nel 2014 ha pubblicato come ebook, sempre per Falsopiano, la prima edizione de “Il futuro è sempre esistito” (2018).